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12/01/2022

Pensioni, il tavolo parte in salita. La Cgil Fvg: «quota 102 è una risposta marginale»

«La trattativa parte in salita e lo sapevamo, vista la distanza tra le contenute della piattaforma e i contenuti della Finanziaria 2022. Finanziaria che, come noto, stanzia appena 600 milioni tra quota 102 ed estensione della platea dei gravosi». Villiam Pezzetta, segretario generale della Cgil Friuli Venezia Giulia, guarda con realismo alla partenza del tavolo tra Governo e sindacati sulle pensioni: è un confronto che abbiamo fortemente voluto e che la Cgil, assieme alla Uil, ha fortemente sollecitato con lo sciopero dello scorso 16 dicembre, parallelamente al tavolo sul fisco, altro fronte sul quale le novità messe in campo dal Governo sono ben lungi dalla riforma di cui avrebbero bisogno lavoratori dipendenti e pensionati, nonostante un ammontare di risorse sensibilmente più cospicuo rispetto a quanto è stato stanziato sulla previdenza».
Restando sulle pensioni, se quota 100 ha garantito una via di uscita. Tra il 2019 e il 2021, a ad almeno 380mila lavoratori, di cui oltre 8mila in regione, con circa 110mila pensionamenti nel 2021, la nuova quota 102 e l’estensione dell’Ape social, secondo le stime della Cgil Fvg, interesseranno nel 2022 una platea che difficilmente, a livello nazionale, supererà i 25mila beneficiari, quindi non più di 500 in regione. «Siamo lontanissimi – dichiara Pezzetta – da una risposta alle esigenze di rendere più flessibile il nostro sistema previdenziale, che oggi è il più rigido d’Europa, e di rafforzare le garanzie contributive e pensionistiche per i giovani e le donne, anche attraverso un maggiore riconoscimento del lavoro di cura e dei periodi di maternità». Queste, e in primis l’uscita anticipata a 62 anni di età o con 41 di contributi, le richieste da cui riparte il confronto e che non vanno subordinate, rimarca Pezzetta, a un ricalcolo interamente contributivo degli assegni come quello applicato nel caso di Opzione donna: «Diciamo no – spiega – a soluzioni penalizzanti e inique anche dal punto di vista attuariale. Bisogna piuttosto ragionare sulla revisione dei coefficienti di adeguamento alla speranza di vita, visto il loro pesante impatto sui futuri assegni. Almeno il 30% dei giovani lavoratori di oggi, anche per effetto del più tardivo ingresso sul mercato del lavoro e della precarietà, è infatti condannato a percepire in futuro pensioni povere, in prospettiva inferiori ai livelli degli attuali trattamenti minimi».

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17/01/2022

Economia, Regione, Lavoro.
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