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09/09/2021

Lauree mediche e infermieristiche, la Regione spinga per rivedere il numero chiuso

«La necessità conclamata di rafforzare la sanità pubblica, in primis attraverso un piano straordinario di assunzioni di medici e personale sanitario, rappresenta uno degli assi portanti del Recovery Plan europeo e del Pnrr nazionale. Risulta evidente, di fronte a questa priorità messa a nudo dalla pandemia, la necessità inderogabile di rivedere i criteri che attualmente disciplinano l’accesso programmato alle lauree in medicina e per la formazione del personale sanitario». È quanto sostiene la Cgil del Friuli Venezia Giulia, con la segretaria confederale Rossana Giacaz e con Orietta Olivo, segretaria generale della Funzione pubblica Cgil regionale, che condividono le ragioni della recente mobilitazione di protesta degli studenti, scesi in piazza contro il numero chiuso. «Numero chiuso che va abolito – sostengono Giacaz e Olivo – o quanto meno sensibilmente rivisto, puntando a un maggiore legame tra il fabbisogno di personale individuato dalle aziende sanitarie e dalle Regioni e gli accessi ai corsi e uscendo, inoltre, dalla logica che lega il fabbisogno formativo al concetto di dotazione organica consolidata per puntare invece alla rilevazione dei bisogni di salute e allo studio degli esiti. È sconcertante infatti che gli attuali tetti di ammissione (vedi tabella, ndr) escludano in partenza, nella nostra regione, quasi i due terzi degli aspiranti medici e poco meno del 60% degli iscritti potenziali ai diplomi di laurea».
Se la competenza legislativa in materia è nazionale, e per la precisione l’articolo 1 della legge 264/1999 (Norme in materia all’accesso ai corsi universitari), la Cgil esorta la Regione, in particolare l’assessore alla Salute Riccardi e il governatore Fedriga, «anche in virtù del suo ruolo di presidente della Conferenza Stato-Regioni», a farsi interpreti nei confronti di Governo e Parlamento dell’esigenza di «rivedere la legge 264 individuando, assieme alle università e alle Regioni, gli investimenti e le modifiche organizzative necessarie per favorire un maggiore accesso alle professioni mediche e sanitarie». Esigenza, questa, ulteriormente rafforzata dalle pesanti e crescenti carenze di medici di medicina generale, rimarcano ancora Giacaz e Olivo.
Già nelle competenze esclusive della Regione, infine, la possibilità di intervenire anche sul fronte degli operatori socio sanitari, «intensificando i corsi di formazione volti all’assunzione o alla qualificazione di figure anch’esse molto preziose sia per il funzionamento degli ospedali che per mantenere e rafforzare gli standard dei servizi socio-sanitari sul territorio e nelle case di riposo». Anche su questo versante, secondo la Cgil, i numeri degli accessi ai corsi sono sensibilmente inferiori ai fabbisogni degli ospedali e del territorio. Da qui la richiesta agli assessori competenti, Lavoro e formazione da un lato, Salute dall’altro, di varare da subito un piano straordinario di potenziamento della formazione e delle assunzioni di Oss.

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23/09/2021

Economia, Regione, Lavoro.
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