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19/06/2020

«Porti, servono criteri chiari sulle operazioni di carico e scarico affidate agli equipaggi»

«Impedire che l’autoproduzione in ambito portuale, cioè l’affidamento delle operazioni di carico e scarico direttamente agli equipaggi, sia un sistema per ledere i diritti dei lavoratori sia negli aspetti retributivi che sotto il profilo della sicurezza». È quanto dichiarano le segreterie regionali dei sindacati dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil del Friuli Venezia Giulia in una nota unitaria nella quale criticano pesantemente le prese di posizione delle associazioni datoriali del settore sul controverso tema della autoproduzione, affrontato anche dal decreto Rilancio. «Assarmatori, Confitarma e Federagenti – scrivono i segretari Valentino Lorelli (Filt-Cgil), Antonio Pittelli (Fit-Cisl) e Michele Cipriani (Uiltrasporti) – non tollerano che vengano riaffermate regole stringenti per disciplinare le operazioni portuali da svolgere sulle navi, e spacciano per un divieto una norma, insierita nel decreto Rilancio, che in realtà non vieta l'autoproduzione, ma ribadisce la necessità criteri chiari per impedire lo sfruttamento dei marittimi chiamati ad operare, oltre che nella fase di navigazione, anche in quella di carico e scarico delle merci. Una pratica, questa, troppo spesso causa di infortuni anche mortali, oltre che fattore di distorsione delle regole di mercato, dal momento che le differenti interpretazioni delle singole autorità portuali generano significative differenze tra i diversi scali. Non a caso, del resto, il tema è già stato oggetto di due scioperi proclamati dai sindacati dei portuali, pronti a mobilitarsi ancora se la situazione lo dovesse richiedere».
Filt, Fit e Uiltrasporti, aggiungono i tre segretari regionali, «chiedono che le autorizzazioni all’autoproduzione vengano date in misura limitata e sulla base dei requisiti previsti dalla legge, con regole ferree sulla sicurezza, sulla corretta applicazione del contratto nazionale, garanzie sulle dotazioni tecnologiche e la registrazione nella tabella di armamento del personale dedicato a questa specifica attività». Solo così, secondo i sindacati, si potranno garantire adeguate tutele retributive e normative per i lavoratori, «impedendo inoltre che i diversi regimi oggi in vigore nei porti provochino contraccolpi occupazionali nei nostri porti e tutelando le aziende che fanno buone prassi, garantendo lavoro e servizi di qualità».

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20/10/2020

Economia, Regione, Lavoro.
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