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11/11/2019

Edilizia, rischi di una nuova crisi: appello alla Regione

Resta preoccupante la situazione del comparto edile in regione. Letteralmente dimezzato da una crisi che tra il 2008 e il 2016 ha visto scendere da oltre 14mila a 7.500 il numero degli addetti (impiegati esclusi), negli ultimi tre anni il settore ha dato qualche timido segnale di ripresa, recuperando poco più di 1.000 occupati. Troppo poco però dopo la crisi peggiore di sempre e anche alla luce di un peggioramento delle condizioni di lavoro nel settore, favorito dall’irregolarità diffusa che si registra negli appalti e da un crescente dumping contrattuale che penalizza sia i lavoratori che le aziende virtuose. Da qui la nuova mobilitazione dei lavoratori del comparto, che venerdì 15 novembre scendono in piazza in tutta Italia per chiedere al Governo, alle Regioni e agli enti locali di mettere in campo politiche capaci di avviare un vero rilancio del settore, investendo nelle infrastrutture strategiche, nella messa in sicurezza del territorio e degli edifici pubblici, a partire dalle scuole, nelle ristrutturazioni e nella riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica e privata.
LE RICHIESTE. In regione l’appuntamento è per le 11 di venerdì mattina a Trieste in piazzale Oberdan, sotto la sede del Consiglio regionale, dove è previsto un sit-in organizzato dai sindacati di categoria Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil. «In Friuli Venezia Giulia – spiegano i segretari regionali Emiliano Giareghi (Fillea), Luciano Bettin (Filca) e Massimo Minen (Feneal) –situazione del settore delle costruzioni continua ad essere preoccupante e con prospettive di aggravamento. Alla Regione chiediamo di accelerare nell’adozione di  provvedimenti di sostegno e di stimolo sia al settore dell’edilizia privata che dei lavori pubblici, ma anche di salvaguardia dell’imprenditoria locale e di prevenzione degli infortuni, sia attraverso una rigorosa verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese impegnate negli appalti pubblici, adempimento già previsto dal testo unico sulla sicurezza ma spesso non adeguatamente tenuto in considerazione, sia nel potenziamento dei controlli da parte delle aziende sanitarie, anche attraverso adeguate assunzioni di personale». Rivendicazioni, queste, che i sindacati stanno portando avanti anche a livello nazionale, con richieste come il ripristino del Durc trimestrale di cantiere, l’obbligatorietà dell’iscrizione alla cassa edile, l’introduzione della patente a punti sul rispetto delle norme antinfortunistiche.
INFRASTRUTTURE STRATEGICHE. Ma l’obiettivo prioritario dei sindacati, accanto a quello della lotta al lavoro neo, agli infortuni, all’evasione fiscale e contributiva, al dumping contrattuale, è il rilancio delle grandi opere come leva fondamentale per il rilancio delle costruzioni e per la competitività del sistema paese. Un obiettivo che riguarda in pieno anche una regione come il Friuli Venezia Giulia, sia per i ritardi infrastrutturali che impediscono un pieno sfruttamento della sua strategica posizione geopolitica, sia alla luce di una conformazione idrogeologica spesso causa di effetti gravi o addirittura devastanti sul territorio. Da qui un elenco di opere strategiche che i sindacati rilanciano nei confronti dell’amministrazione regionale e delle forze politiche, in linea con i ripetuti appelli rivolti dall’intero comparto attraverso gli Stati generali delle costruzioni.
SICUREZZA DEL TERRITORIO. Centrale, per i sindacati, anche la prosecuzione delle opere di prevenzione di disastri ambientali in aree a rischio alluvione, frane, esondazione, smottamenti, attuando la strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. «Eventi come la tempesta Vaia – amminiscono, Fillea, Filca e Feneal – potrebbero ripetersi con maggiore frequenza, e la prevenzione costa mediamente 8 volte meno di quanto si spende con gli interventi in stato d’emergenza, senza considerare le vittime. Per questo serve una programmazione a lungo periodo degli interventi da realizzare nel territorio per prevenire crolli, frane, alluvioni, incendi, danni infrastrutturali». I sindacati ricordano inoltre come nelle zone non colpite da crolli nel 1976, ma caratterizzate da livelli 2 e 3 di rischio sismico, gran parte degli edifici risalgono a prima del 1976: «Non solo case e palazzi privati, ma anche scuole, ospedali, luoghi di culto, edifici e uffici pubblici privi di adeguamento», rimarcano i sindacati.
STOP CONSUMO DI SUOLO. Infrastrutture, messa in sicurezza e riqualificazione del patrimonio esistente, per i sindacati, sono la strada obbligata per una regione come il Fvg, la terza a livello nazionale per indici di consumo di suolo rispetto alla popolazione. Ecco perché, insistono i sindacati, «andrebbero incoraggiate le demolizioni e le ricostruzioni di edifici obsoleti, come accade in altri Paesi europei». Troppo spesso, infatti, «si autorizzano nuove costruzioni quando potrebbero essere recuperate aree civili e industriali dismesse attraverso l’introduzione di “benefit” arrivando anche all’esproprio di superfici o luoghi nei quali siano presenti edifici fatiscenti da demolire o ruderi che andrebbero abbattuti».
STRADE E FERROVIE. Giudicando positivamente lo stato di avanzamento dei lavori sulla terza corsia, nonostante le preoccupazioni che riguardano in particolare la conclusione della parte veneta, Fillea, Filca e Feneal giudicano prioritaria anche la realizzazione dell’autostrada Gemona-Sequals, dando seguito allo studio di fattibilità già commissionato nel 2011, ma successivamente accantonato, per avviare la cantierabilità di un’opera fondamentale per deviare il flusso da e per l’Austria. «Si tratterebbe – rimarcano i sindacati – di un’opera strategica anche per i distretti, i consorzi e le zone industriali che insistono lungo il tracciato o nelle aree limitrofe, come il distretto del mobile del Livenza, la Zipr di San Vito al Tagliamento, le zone industriali dello spilimberghese e del sandanielese, di Osoppo, Majano e Buja, dove operano alcune tra le principali realtà del manifatturiero  regionale». Salendo a nord, l’opera infrastrutturale più urgente e rilevante è la riqualificazione della Statale 52 Carnica e della variante di Tolmezzo. «I lavori – sintetizzano Fillea, Filca e Feneal – saranno divisi in più lotti, per alcuni dei quali ci sono già i progetti esecutivi, mentre per i restanti sono ancora in atto “lunghe fasi di progettazione”.
PORTI, INTERPORTI, RETROPORTI. Da non dimenticare inoltre la necessità di infrastrutturazione degli interporti dei retroporti con più efficenti collegamenti gomma–rotaia, il nuovo ponte sul fiume Meduna a nord di Pordenone, vero collo di bottiglia per il territorio della destra Tagliamento, quello sul Tagliamento tra Spilimbergo e Dignano, con il completamento della bretella di Barbeano, il potenziamento della ferrovia Monfalcone-Trieste e della Udine-Cervignano, per valorizzare e incentivare il trasporto pesante su rotaia, sfruttando a pieno le opportunità legate allo sviluppo dei trattfici marittimi su Trieste. Sempre su Trieste, infine, i sindacati ventilano l’ipotesi di un commissario per favorire lo sblocco dei lavori di riqualificazione del Porto Vecchio, un progetto la cui rilevanza, per i sindacati, può dare un contributo fondamentale al rilancio economico e occupazionale del capoluogo, ma con potenzialità e ricadute poisitive per tutto il sistema-regione».

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06/12/2019

Economia, Regione, Lavoro.
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