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29/05/2019

«L’autonomia speciale non è un’esclusiva, ma una risorsa che il Fvg deve sfruttare»

«L’autonomia speciale del Friuli Venezia Giulia non garantisce esclusive né diritti di primogenitura sine die. Non possiamo né dobbiamo, quindi, mettere in discussione gli spazi di autonomia rivendicati da altre regioni. C’è invece l’esigenza di gestire nel modo più responsabile e lungimirante l’autonomia di cui già disponiamo, esercitandola sia per le ragioni storiche da cui deriva, come la tutela delle minoranze, sia per difendere e rafforzare il nostro modello di sanità, di gestione delle autonomie locali, di politiche del lavoro e di sostegno alle imprese». Questo l’appello lanciato dal segretario generale Villiam Pezzetta dal palco del convegno “Speciali ma solidali”, organizzato oggi a Trieste dalla Cgil Friuli Venezia Giulia. «Dobbiamo valorizzare – ha aggiunto Pezzetta – anche le nuove ragioni del nostro essere speciali, a partire da una posizione geografica baricentrica rispetto all’Europa e alle nuove rotte del commercio mondiale. Ecco perché chiediamo a chi governa questa regione di mettere da parte la retorica sovranista e di ragionare in una maniera accogliente e aperta all’Europa, perché il futuro non va verso un ritorno ai confini, né per quanto riguarda le merci né per le persone».
Anche secondo il politologo Marco Cucchini, intervenuto dopo l’introduzione del segretario della Cgil Trieste Michele Piga, «la rivendicazione di spazi di ulteriore autonomia da parte delle regioni ordinarie è legittimo, perché previsto dalla Costituzione, fermo restando però – ha rimarcato – il rispetto dei vincoli previsti dalla Costituzione stessa, a partire dalla necessità di contribuire in modo solidale alla spesa delle Regioni con minore capacità fiscale, per garantire a tutti i cittadini l’accesso ai diritti fondamentali». Resta la preoccupazione, condivisa da Cucchini e dalla Cgil, legata alla dimensione delle regioni più avanti nelle rivendicazioni autonomiste, cioè Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, «per l’impatto di un massiccio trasferimento di competenze, e delle relative risorse, sulla tenuta di quell’assetto solidale che deve essere alla base del rapporto tra Stato centrale e autonomie locali». Ulteriori riserve sono di tipo politico, legate cioè al timore che il riconoscimento di nuovi spazi di autonomia regionale, specificamente previsto dal contratto di governo tra Lega e M5S, «possa trovare un canale preferenziale e una minore attenzione alle procedure», ha osservato Cucchini, sottolineando come i processi di regionalismo differenziato più avanzati riguardino due regioni dove la Lega governa, e che costituiscono dall’origine il suo principale bacino elettorale, e una terza, l’Emilia-Romagna, dove è stato il partito più votato alle elezioni europee di domenica scorsa.

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14/06/2019

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