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09/05/2019

Bonus reimpiego, ecco i disoccupati di serie B

«Se l’obiettivo è quello di favorire il reimpiego di persone che hanno perso il lavoro a seguito di crisi aziendali, davvero non si vede il senso di vincolare il contributo a criteri legati alla residenza degli assunti. Questo significa distinguere tra disoccupati di serie A e di serie B, penalizzando non solo gli stranieri, ma anche italiani provenienti da altre regioni». Il segretario generale della Cgil Fvg esprime così la sua contrarietà all’introduzione, nel disegno di legge omnibus approvato ieri dalla giunta, del vincolo di 5 anni di residenza per l’accesso ai contributi regionali per il ricollocamento di lavoratori licenziati in seguito a crisi aziendali. «È una norma – spiega Pezzetta – che ci lascia esterrefatti: al di là della nostra contrarietà a paletti che vincolino l’accesso al welfare e al lavoro a criteri di tipo etnico o legati alla residenza pregressa, infatti, qui si andranno a colpire, nella stragrande maggioranza dei casi, persone già residenti in regione ai tempi del licenziamento, rendendo doppiamente inaccettabile la discriminazione. Non risponde al vero, inoltre, la tesi secondo la quale gli stranieri con permesso di soggiorno per lavoro non vengono assunti a tempo indeterminato e quindi non rientrerebbero tra i licenziati ammessi al bonus. Uno straniero può essere assunto a tempo indeterminato: è solo il permesso che va rinnovato, non il contratto».
Pezzetta, infine, giudica solo «teorico e per nulla realistico» il rischio di “importare” disoccupati da altri Paesi o da altre regioni: «Si tratta di un’ipotesi talmente residuale – conclude il segretario della Cgil – da rendere di fatto irrilevante qualsiasi paletto posto in materia».

Rassegna Stampa

16/07/2019

Economia, Regione, Lavoro.
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