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28/03/2019

Cgil critica sulla Giunta: industria e lavoro, manca un disegno generale

«Se vogliamo che l’industria, nonostante i pesanti effetti della crisi sul nostro tessuto produttivo, continui a essere il traino della crescita del Friuli Venezia Giulia, c’è la necessità improrogabile di un forte impulso alle politiche di investimento pubblico, volte a rilanciare l’economia e l’occupazione attraverso interventi mirati a sostegno delle filiere più strategiche e innovative, nell’edilizia, nelle infrastrutture, nel turismo. Occorre quindi dotarsi di una politica industriale regionale che oggi appare priva di un disegno complessivo, di un progetto alto sul futuro di questa regione, chiamata alla sfida di preservare e rilanciare il suo cuore manifatturiero in un contesto globale in cui la competizione è sempre più difficile». Questo uno dei passaggi forti della relazione con cui il segretario regionale Villiam Pezzetta ha aperto, di fronte a una platea di 300 delegati, l’attivo di Zugliano, alla presenza di Maurizio Landini, alla sua prima visita in regione dopo essere stato eletto, due mesi fa a Bari, alla guida della Cgil nazionale. «Nella sua legge di bilancio per il 2019 – ha aggiunto Pezzetta – la Regione ha deciso di ricorrere al debito, attingendo a prestiti finanziari per circa 300 milioni. Ma contrariamente a quanto da noi indicato, e cioè di attuare una politica di forti investimenti mirati, ha scelto di distribuirli su molte voci, di fatto annacquando il possibile effetto choc sull’economia che noi avevamo auspicato e sollecitato.
SEGNALI NEGATIVI. Le carenze delle politiche economiche nazionali e regionali, per Pezzetta, «rischiano di aggravare un quadro economico caratterizzato da nuovi segnali negativi, che fanno vacillare la timida ripresa incominciata nel 2016 e durata per buona parte del 2018». Il segretario ha ricordato come gli ultimi mesi e le ultime settimane abbiano visto una crescita di quei segnali anche in Fvg: «Dal gruppo Kipre alla Nidec, dalla chiusura della Mangiarotti a Sedegliano alla Dm Elektron, dalla Lavinox e l’intero distretto pordenonese della componentistica alla situazione ancora difficile di tanti importanti gruppi del legno-arredo, senza dimenticare i nodi anche ambientali irrisolti che gravano sul futuro di realtà importanti come la Ferriera di Servola, la centrale A2A di Monfalcone e la stessa Burgo», ha elencato il segretario, riconoscendo alla Regione «l’impegno profuso nelle singole vertenze, ma dubitando «che questo avvenga dentro un quadro generale sia sul fronte delle politiche industriali che su quello delle strategie per il ricollocamento dei lavoratori coinvolti». Forte, pertanto, l’appello a «valorizzare le opportunità offerte dall’autonomia speciale non solo far ripartire il volano degli investimenti pubblici e privati, contribuendo al rilancio del manifatturiero, ma anche per fare del nostro welfare e della nostra pubblica amministrazione un laboratorio avanzato e un concreto valore aggiunto per i cittadini di questa regione».
VIA DELLA SETA. Un lungo passaggio della relazione è stato dedicato alla Via della seta, che secondo Pezzetta «può rappresentare una grande occasione di sviluppo per l’area triestina e per l’intera regione, alla quale è sbagliato opporsi in modo aprioristico». Piani di portata così rilevante, ha però rimarcato il segretario, «devono essere preceduti da accordi stringenti, dentro una cornice nazionale ma anche europea, che garantiscano un ritorno economico per il territorio e il rispetto delle leggi, dei contratti, dei trattati internazionali». L’appello alle forze politiche nazionali e regionali è di «trovare le soluzioni appropriate, senza perdere questa opportunità, sfruttando il grande vantaggio dovuto alla posizione strategica di questa regione e facendo anche in modo che le merci non siano solo di passaggio, ma trovino un tessuto industriale capace di trasformarle e distribuirle creando valore aggiunto per il territorio, dentro a una piattaforma logistica regionale che metta in rete i porti con gli autoporti di Cervignano, Gorizia e Pordenone».
IL LAVORO. Alla politica, per Pezzetta, spetta anche il compito di «individuare misure per contrastare la perdita di reddito e di diritti dei lavoratori», nel quadro di un mercato del lavoro dove l’occupazione torna a crescere, ma peggiora in qualità, nel livello delle retribuzioni (vedi dati) e anche sotto il profilo della sicurezza, come dimostra la crescita degli infortuni. Esempio tangibile dell’espansione del lavoro sotto tutelato è il mondo degli appalti, una realtà con un peso stimato, secondo la Cgil, pari a circa il 15% del Pil regionale. «I lavoratori impegnati in quest’area sempre più trasversale – ha detto Pezzetta – sono la componente più debole del tessuto occupazionale. Per tutelarli c’è bisogno di arginare la deregulation e di definire una base comune intangibile e inderogabile di diritti normativi e contrattuali. Con questo obiettivo abbiamo avviato un confronto con la Regione e posto le basi per un protocollo sugli appalti pubblici, che escluda il massimo ribasso dai criteri di aggiudicazione delle gare, imponga ai committenti il rispetto dei contratti nazionali e definisca le clausole da rispettare in caso di cambio di appalto: ci auguriamo che il confronto vada a buon fine».
SOS RICOLLOCAMENTO. L’altra emergenza spesso dimenticata è quella dei disoccupati senza opportunità immediate di ricollocazione e con ammortizzatori sociali scaduti o in scadenza. Da qui la critica del segretario a Confindustria, «che pur denunciando un problema reale, quello della carenza di lavoratori specializzati, sembra dimenticarsi di chi perde il lavoro, con il rischio che passi un messaggio sbagliato, e cioè che la disoccupazione non è più un problema». La grande sfida del ricollocamento, per Pezzetta, non è legata soltanto alla ripresa economica, «ma pone anche l’esigenza di un sistema formativo meno autoreferenziale e capace di rispondere alle esigenze del tessuto economico regionale e di garantire la formazione continua e la riqualificazione del personale». A fianco della formazione e delle politiche attive per il lavoro bisognerà inoltre rafforzare le reti e gli strumenti pubblici di protezione e mettere in rete le esigenze degli enti locali, per individuare nuove opportunità e percorsi di ricollocazione e di accompagnamento alla pensione per i lavoratori in età avanzata e privi di specializzazione.
IL FVG E LE RIFORME. Oltre ai temi dell’economia e del lavoro, Pezzetta ha toccato anche quelli delle riforme avviate dalla Giunta regionale, ribadendo lo scetticismo della Cgil sulle scelte operate in materia di autonomie locali. ««Se sulla sanità, rispondendo anche alle nostre sollecitazioni, la Giunta ha deciso di non radere al suolo quanto fatto nella precedente legislatura, sulle autonomie locali si è scelto di ripartire da zero. Il risultato che oggi si parla di tutto, di macro-province, di città metropolitana, di due aree vaste, una friulana e una giuliana, ma senza un progetto chiaro di architettura istituzionale, indispensabile per il rilancio del nostro territorio, e senza individuare, dopo il dietrofront sulle Uti, nuovi strumenti capaci di promuovere concretamente processi di associazione dei comuni», ha dichiarato il segretario, lamentando «effetti negativi anche sull’attività di contrattazione sociale del sindacato con gli enti locali».
PIÙ PRIVATO IN SANITÀ E SCUOLA REGIONALE, I NO DELLA CGIL. Se sull’assetto organizzativo la soluzione individuata dall’assessore alla Sanità è in linea con le richieste dei sindacati, la Cgil guarda con forte preoccupazione all’ipotesi, ventilata da Riccardi, di un maggiore ricorso ai privati. «Indizi in questo senso – secondo Pezzetta – erano già riscontrabili nelle linee di gestione varate ad inizio anno, che prevedono un taglio secco dell’1% sul personale, che comporterebbe un taglio o la mancata riconferma di circa 300 lavoratori. Nell’incontro in programma domani chiederemo all’assessore se intende perseverare su questa linea, nonostante il cambio di rotta che si profila a livello nazionale dopo gli ultimi sviluppi del confronto tra Governo e regioni. Sarebbe una scelta grave, considerato che anche in Fvg, come altrove, la sanità sconta una carenza strutturale dell’organico, ed è solo grazie all’abnegazione del personale che si sopperisce a tante mancanze». Altro fronte caldo quello della pubblica istruzione, che vede la Cgil fortemente critica sull’ipotesi di regionalizzazione della scuola. «Se l’intenzione è quella di contribuire a far fronte alla carenza di personale – ha affermato Pezzetta – un intervento della Regione non è solo giustificato ma anche auspicabile. Altra cosa, però, è andare a smantellare il ruolo dello stato come garante di unità nazionale nelle politiche dell’istruzione e nell’accesso alla scuola, magari andando verso forme di programmazione e di percorsi scolastici differenziati».

Rassegna Stampa

16/07/2019

Economia, Regione, Lavoro.
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