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17/11/2018

«Stabilizzare 260 precari»: in piazza i ricercatori di Cro e Burlo

Aprire un tavolo regionale sulla stabilizzazione dei 260 ricercatori precari del Cro di Aviano e del Burlo Garofolo di Trieste. È la richiesta unitaria di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Anao Assomed, che a sostegno delle loro rivendicazioni, assieme al coordinamento precari del Cro, promuovono un sit-in unitario indetto a Trieste per martedì 20 novembre, dalle 10 alle 13, davanti alla sede del Consiglio regionale, in piazzale Oberdan.
UN TAVOLO REGIONALE. Ricercatori e sindacati chiedono un incontro con il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, con l’assessore alla Sanità Riccardo Riccardi e con i consiglieri della Terza Commissione (Sanità), che si riunirà proprio martedì. L’obiettivo è di aprire da subito un nuovo tavolo sulla vertenza dei lavoratori precari che operano per i due Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) presenti nel territorio regionale. «Oltre a farsi portavoce delle istanze dei ricercatori nei confronti del Governo e del ministero – scrivono infatti i sindacati nel documento che annuncia il sit-in – la Regione può già adottare di sua iniziativa alcune misure volte a favorire l’applicazione della legge Madia per la stabilizzazione dei precari o ad avviare contrattazioni decentrate di secondo livello con i due istituti».
NESSUNA STABILIZZAZIONE. In gioco, spiegano i sindacati, non ci sono soltanto 200 posti di lavoro, ma la continuità, la sostenibilità e l’eccellenza della ricerca sanitaria nei due istituti, che negli ultimi vent’anni hanno fatto un ricorso ampio e indiscriminato, per le loro attività di ricerca, a forme contrattuali atipiche come co.co.co., co.co.pro., partite Iva e borse di studio. Tutto questo ha creato una condizione di precariato strutturale cui i sindacati dicono basta. Anche sul fronte legislativo si è cercato di porre un argine alla precarietà, introducendo, con un emendamento all’ultima finanziaria, una norma che prevede il ricorso esclusivo, per l’assunzione a tempo determinato di precari “storici” nell’ambito della ricerca, a contratti di cinque anni rinnovabili fino a un massimo di 10 anni. Ma questa norma, a quasi un anno dalla sua approvazione, è ancora priva di regolamenti attuativi. Mancano inoltre i necessari criteri di armonizzazione con il contratto nazionale della sanità.
L’ABUSO DELLE BORSE DI STUDIO. Anche nel caso entrasse in vigore, in ogni caso, la legge garantirebbe un contratto quinquennale solo a 67 precari, uno su quattro. Potrebbero beneficiarne, infatti, i titolari di un contratto co.co.co attivo il 31 dicembre 2017 e con almeno tre anni di contratti flessibili nei cinque anni precedenti. Questo criterio esclude dalla riforma la maggioranza dei precari attivi in regione, nonostante molti di essi vantino un’anzianità di servizio che può arrivare anche fino a dieci anni, molti dei quali 8attualmente sono 82) coperti con borse di studio, che rappresentano il sistema di arruolamento più utilizzato e abusato dagli Irccs, con retribuzione massime di un migliaio di euro e senza alcuna copertura previdenziale e assistenziale. A questi esclusi non resta che sperare in un eventuale futuro concorso per l’ingresso nel percorso a tempo determinato, senza alcuna garanzia di continuità.

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11/12/2018

Economia, Regione, Lavoro.
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