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05/07/2018

«Decreto dignità, dagli industriali critiche ideologiche»

«Sul fatto che il lavoro non si crei per legge concordiamo con Confindustria. Ma è l’unico punto sul quale esprimiamo la stessa opinione». Il segretario generale della Cgil Fvg Villiam Pezzetta replica così alle dichiarazioni molto critiche espresse dai presidenti degli industriali di Udine e Pordenone a proposito del decreto dignità. «Se gli industriali sono convinti, come noi, che il lavoro non si crea per legge – prosegue Pezzetta – non comprendiamo i motivi della difesa a spada tratta che fanno del jobs act. O meglio, li comprendiamo, se riflettiamo sul fatto che quella legge sia stata accompagnata da 23 miliardi di sgravi alle imprese, senza però aver contribuito a un aumento robusto e soprattutto stabile dell’occupazione. Lo stesso incremento degli occupati registrato nel 2017 in regione ha visto una brusca inversione di tendenza nel primo trimestre di quest’anno, e come sappiamo è frutto quasi esclusivo di contratti a tempo determinato. Le critiche di Confindustria ci sembrano ideologiche e pretestuose, figlie di una concezione, la stessa del jobs act, secondo la quale dalla crisi si debba uscire tagliando sul costo del lavoro e sui diritti dei lavoratori».
Quanto ai contenuti del decreto dignità, Pezzetta lo giudica come «una somma di misure molte delle quali anche positive e che vanno nella direzione da noi auspicata, anche se indebolite dalla mancanza di un disegno organico contro la precarietà e per il rafforzamento delle politiche attive del lavoro». Tra le più condivisibili, per il segretario, la reintroduzione delle causali e il limite ai rinnovi per le assunzioni a termine, «e anche l’aumento degli indennizzi in caso di licenziamento ingiustificato è un segnale positivo – aggiunge Pezzetta – sebbene sia mancato il coraggio di reintrodurre lo strumento della reintegra in sostituzione del contratto a tutele crescenti, che continua così a essere uno strumento a metà strada tra il contratto a termine e il tempo indeterminato». Condivisibile anche la logica che ha ispirato le misure antidelocalizzazione, sebbene sia necessaria, per la Cgil, una definizione più chiara ed esplicita del tipo di contributi pubblici soggetti all’onere della restituzione in caso di chiusura dei siti italiani».
Le critiche della Cgil Fvg riguardano invece la mancanza di qualsiasi strumento di riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, «che sarebbe invece – sottolinea Pezzetta – il completamento indispensabile di un provvedimento in materia di lavoro». Quanto al ripristino dei voucher, Pezzetta esprime la preoccupazione che possa essere il primo passo verso un ritorno ai buoni lavoro vecchia maniera: «Non vorremmo – conclude il segretario della Cgil regionale – che rientri dalla finestra quello che è uscito dalla porta».

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14/11/2018

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